PYEONGCHANG 2018. LE OLIMPIADI DEL DISINTERESSE

Il 9 febbraio scorso sono iniziati a Pyeonhchang, in Corea del Sud, i ventitreesimi Giochi Olimpici invernali. Questa edizione delle olimpiadi comincia però, almeno in Italia ed in Europa, nel completo disinteresse generale. Sarà colpa delle 8 ore di fuso orario? Sarà colpa del poco interesse degli italiani nei confronti degli sport invernali? Sarà colpa dell’affievolimento dello spirito olimpico in Europa? O sarà colpa della forte tensione politica in Corea? In ogni caso, le olimpiadi di Pyeongchang 2018, passeranno alla storia come le olimpiadi meno seguite a livello mondiale.
Sicuramente un fattore che non ha aiutato è stato l’estinguersi dello spirito e della passione olimpica. In Europa le olimpiadi non le vuole organizzare più nessuno, e questo per un semplicissimo motivo: costa troppo. Uno stato che vuole organizzare un edizione dei giochi olimpici deve mettere in conto una spesa di miliardi di dollari. In una situazione rigida, come la situazione post-crisi economica che stiamo vivendo, che Stato si potrebbe mai permettere tale spesa?. E’ vero anche che un evento a portata internazionale come le olimpiadi andrebbe inteso come un investimento (considerando gli effetti altamente positivi che esso avrebbe sul turismo), e oggettivamente parlando è un investimento. Esempi del passato ce lo dimostrano: le olimpiadi nel lungo termine hanno migliorato e rilanciato i luoghi in cui sono state organizzate. Ma questi effetti positivi richiedono tempo per fruttare, e con tempo intendo anni, se non decenni, tempo che uno Stato buttato a terra dalla crisi economica non può aspettare. Le olimpiadi di Torino 2006 sono esempio perfetto: grazie ai giochi Torino è stata completamente rilanciata ha livello internazionale, ma le casse comunali ancora oggi, dopo 12 anni dai giochi, risentono dei debiti stipulati per l’organizzazione degli stessi. Questo problema l’Europa l’ha capito, ma soprattutto l’Italia. Non a caso il governo Monti ha ritirato la candidatura per le olimpiadi di Roma 2020, e quattro anni dopo Virginia Raggi ha rifiutato la candidatura per Roma 2024. E stessa sorte toccherà sicuramente anche alla, per ora ancora ipotetica, candidatura di Milano-Torino per i giochi olimpici invernali 2026.
Gli unici paesi che oggi si possono permettere senza problemi l’organizzazione di un olimpiade sono i paesi orientali, e di fatto fino al 2022 le olimpiadi che vedremo saranno la. E’ inevitabile dunque che un tale allontanamento delle olimpiadi dall’Europa non porti ad un calo dello spirito olimpico degli Europei e degli Italiani. Inoltre l’edizione di Pyeongchang 2018 è partita male in partenza per un semplice motivo: agli italiani gli sport invernali non interessano. L’unica edizione delle olimpiadi invernali fortemente seguita dall’Italia, oltre a Torino 2006, è stata quella di Vancouver 2010, e questo per un banalissimo motivo: erano passati appena quattro anni dai giochi di Torino che avevano portato negli italiani un esplosione della passione olimpica, passione che non si era ancora del tutto affievolita nel 2010. Già con Sochi 2014 però l’interesse olimpico è crollato, figurarsi con Pyeongchang 2018.
Se a questo problema aggiungiamo le otto ore di fuso orario il discorso è bello che finito. Come può una persona seguire senza problemi un olimpiade le cui prime gare iniziano alle nostre 2 di notte e finiscono quando ancora non è ora di pranzo?.
Finora abbiamo esposto i motivi che hanno spinto gli italiani a non seguire le olimpiadi di Pyeongchang, ma questo disinteresse è globale. Ad appena due mesi dall’inizio dei giochi era stato venduto appena il 30% dei biglietti disponibili per le gare. Il governo sud coreano si è trovato costretto a regalare i biglietti a banche e scuole per evitare di doversi porre il problema su come nascondere dalle inquadrature delle telecamere gli spalti e le tribune vuote. Se dal vivo gli spettatori saranno pochi figuriamoci dalla televisione: molte sono state le emittenti europee che hanno deciso di non acquistare i diritti per trasmettere le gare. In Italia solo la Rai sta trasmettendo i giochi, ma avrebbe tranquillamente evitato di farlo: appena due mesi fa il consiglio di amministrazione ha autorizzato in extremis una spesa da 10 milioni di euro per acquistare i diritti di trasmissione. Acquisto che la Rai non avrebbe mai affrontato in altri casi ma che ha deciso di compiere solo per un tributo a Giovanni Malagò e per rispetto agli appassionati.
Belle o brutte che saranno le olimpiadi di Pyeongchang 2018 saranno ricordate solo per una cosa: l’evento internazionale iniziato senza che nessuno se ne fosse accorto.

Giacomo Polastri 5Nes

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TEST SU ANIMALI E UMANI

La stampa tedesca lancia nuovamente gravi accuse nei confronti di alcuni fra i maggiori produttori di auto del Paese in quanto sostengono che alcuni test riguardanti i gas di scarico delle automobili diesel prodotte dai colossi tedeschi, non sarebbero stati effettuati solo su scimmie, ma anche su cavie umane

Secondo i media, la Società di Ricerca europea per l’Ambiente e la Salute nei Trasporti (Eugt), fondata da Bmw, Daimler e Volkswagen, avrebbe promosso “un breve studio di inalazione con ossido d’azoto su persone sane”. Venticinque persone sono state sottoposte a dei controlli dopo che avevano respirato, per diverse ore, e in diverse concentrazioni, dell’ossido d’azoto; la ricerca è stata effettuata on la collaborazione dell’università di Aquisgrana, che ha difeso la ricerca affermando come essa fosse concepita per la tutela dei lavoratori.

 Addirittura Thomas Kraus, il capo del dipartimento competente dell’ospedale universitario di Aquisgrana, ha detto ai media tedeschi che i risultati erano sfavoreggiati da un campione di popolazione insufficiente e non tenevano conto dell’inquinamento atmosferico generale. Nonostante non siano stati rilevati effetti sui volontari dall’emissione del gas, si tratta di una cosa al limite dell’umano.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato attraverso il portavoce Steffen Seibert: “L’indignazione di tante persone è assolutamente comprensibile. Questi test sugli animali e perfino sugli uomini non trovano alcuna giustificazione sul piano etico. L’industria dell’auto dovrebbe limitare le emissioni, non testarne l’innocuità”.

Adesso sembra una pazzia fare dei test simili, ma una volta non era così. Parliamo di prima dell’allarme del 2012, quando secondo uno studio dell’organizzazione mondiale della sanità, i gas di scarico delle auto furono bollati come cancerogeni perché non si aveva certezza di “quanto” potessero essere velenose le emissioni delle auto.

I grandi colossi come Bmw Group, Volkswagen, Daimler si sono subito dissociati da questi esperimenti ma li caso li ha comunque travolti. La Volskwagen ha sospeso Thomas Steg, responsabile del Gruppo per la sostenibilità e le relazioni esterne fino a che non si sarà fatta chiarezza.

 

Alice Benassi 5 NES

 

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GLEE

Glee è una serie televisiva musicale statunitense, prodotta e trasmessa dal 2009 al 2015 negli Stati Uniti per sei stagioni da Fox.

La serie si concentra sulle Nuove Direzioni, il glee club del liceo William McKinley, un gruppo di ragazzi uniti dalla passione per la musica e il canto corale. Il tutto inizia quando Will Schuester, insegnante di spagnolo insoddisfatto delle scelte compiute nella sua vita decide di rispolverare un vecchio sogno del cassetto: insegnare ai ragazzi quanto la musica possa unire e appassionare. Darà così un posto a molti ragazzi, nascosti all’ombra delle cheerleder e dei giocatori di football, che cercano solo un modo per dimostrare chi sono e quanto valgono. Altri invece avevano scelto la popolarità, rinunciando però alla loro vera passione e vivendo con una finta facciata. Il glee club darà una nuova direzione a tutte le loro vite creando amori, amicizie, rivalità e faide.

Questa serie tv è capace di arrivare al cuore di tutte le generazioni grazie alla musica, che passa dal pop al country, dalle canzoni da musical a quelle Rock e Funky. Inoltre Glee ci parla di diversi temi e problematiche riguardanti sia la vita adolescenziale, sia quella adulta: insicurezza, omosessualità e discriminazione, incertezza verso il futuro e ricerca della propria identità. Attraverso l’intreccio delle vite di questi ragazzi, che vedremo crescere e imparare dai loro errori, impareremo quella che forse è la lezione più importante che Glee ci può insegnare: non bisogna aver paura di essere sé stessi e di lottare per i propri sogni.

L’ideatore Ryan Murphy, riesce a far sì che lo spettatore si immerga in questo mondo scolastico e si immedesimi in ognuno dei personaggi, piangendo con loro, ridendo con loro, amando con loro, affrontando con loro tutte le sfide che la vita propone. Tra essi Rachel (Lea Michele), Kurt (Chris Colfer), Blaine (Darren Criss) e Santana (Naya Rivera), Will (Matthew Morrison).

La serie è stata nominata a 19 Emmy Award, 4 Golden Globe Awards, tra cui il Golden Globe per la miglior serie televisiva nel 2010 e nel 2011. Inoltre Jane Lynch e Chriss  Colfer hanno ricevuto il Globe come migliori attori non protagonisti in una serie tv. Notiamo poi come  la serie vanti guest star di fama internazionale quali : Neil Patrick Harris, Gwyneth Paltrow, Matt Bomer, Demi Lovato, Ricky Martin, le star di Broadway Kristin Chenoweth e Idina Menzel , Adam Lambert e molti altri.

Colgo l’occasione per ricordare due grandi attori, che ci hanno lasciato prematuramente e le cui morti rimangono ancora senza senso per tutti i fan della serie:

Cory Monteith (1982-2013) e Mark Salling ( 1982-2018)

«Sai cosa mi fa sentire strano? Questo trattino tra le due date: è la sua vita. Tutto quello che è successo è in quel trattino »

 

Alice Benassi 5 NES

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HO SCESO, DANDOTI IL BRACCIO, ALMENO UN MILIONE DI SCALE…

“Il colore nascosto delle cose”, ultimo film di Silvio Soldini, racconta di un incontro che di certo non può essere definito casuale. Emma, interpretata da Valeria Golino, è un’osteopata che ha perso la vista in adolescenza e che deve ancora lasciarsi alle spalle un matrimonio finito male. Adriano Giannini, nei panni di Matteo, è il tipico uomo d’affari, un pubblicitario che sa come attirare l’attenzione, sia nel lavoro che nel tempo libero.

Emma è una delle guide di “Dialogo nel buio”, un progetto di sensibilizzazione volto a comprendere le difficoltà dei non vedenti, che offre una situazione che si oppone alla vita quotidiana proprio perché a fare da guida sono coloro che non ci vedono, che insegnano ad utilizzare gli altri quattro sensi a chi normalmente si relaziona con il mondo principalmente con gli occhi. Al buio ci si può relazionare solo parlandosi, toccandosi. Non ci sono barriere e pregiudizi che ostacolano la conoscenza. Ed è proprio qui che la donna incontra Matteo, che appare da subito come un uomo che si lascia trasportare dai piaceri del corpo, che ottiene sempre le cose che vuole, soprattutto se quella “cosa” è una donna. E questo lo sa bene la sua compagna Greta (Anna Ferzetti) che camuffa le sue insicurezze e la sua paura di essere tradita con l’ironia, quasi cercando di nascondere a se stessa il fatto che Matteo abbia realmente un’altra relazione.

Il brillante uomo che piace a tutti e che ama pescare (donne) in tutto l’oceano, scappa però subito alla vista dello squalo, ovvero il suo passato che vuole essere dimenticato.

L’incontro con Emma cambierà il modo di vedere le cose e mostrerà il colore nascosto di esse. Infatti uno dei temi fondamentali nel film è il valore della donna, che per “Teo” non sarà più un oggetto con cui giocare, ma qualcuno con cui instaurare un vero rapporto, qualcuno che abbia la stessa importanza del protagonista, il tipico uomo che nonostante abbia parecchie relazioni instabili cerca qualcosa di certo nella sua vita che lo renda una persona più sicura.

Si percepisce l’intenzione, da parte del regista, di ridicolizzare e mostrare il maschilismo, che è presente ovunque, dalla pubblicità televisiva alla mentalità dell’uomo, che considerandosi un essere superiore ritiene di non dover distinguere la propria moglie da un animale domestico.

Per guarire bisogna soffrire, per capire bisogna ascoltare e per amare bisogna vedere. Ma vedere con gli occhi della mente, dell’anima. Come possiamo conoscere una persona se ciecamente ci soffermiamo sul primo velo che la copre? Cosa ci impedisce di andare oltre? La paura di essere travolti dalla passione? Il bisogno di ottenere un consenso da chi ci osserva? L’apparenza è la barriera più grande ma anche la più facile da abbattere, perché quando si è davvero interessati a conoscere qualcuno, a non pensare solo a ciò che si è fuori, la barriera diventa aria, e non è più da ostacolo. Quante volte scegliamo di sorridere a chi ci sembra migliore, guardando male chi non ci piace magari anche solo fisicamente? Non è sempre vero che si ha paura di chi è diverso, di chi non ci piace, spesso ci riteniamo semplicemente superiori, oppure inferiori; non a caso i protagonisti del film hanno al proprio fianco persone molto simili a loro.

Il buio è immortale, infatti come dice Emma i volti li ricorda giovani. Sono impressi nella sua mente così come li ha lasciati e anche se il tempo passa loro sono fermi e immobili. Ma a volte è difficile ricordare tutto se non lo si vede per tanto tempo, l’immagine diventa sempre più sfocata e sempre meno nitida. E si riesce a percepire il terrore di chi ha paura di dimenticare, di chi vuole andare avanti ma non può e di chi vuole rimanere nel passato ma deve andare avanti. Questi due punti di vista mettono in antitesi Emma e Matteo, infatti mentre lei vorrebbe non andare avanti e restare legata al passato, a quando poteva vedere, lui invece vorrebbe buttarsi il passato alle spalle e viversi il presente, cosa che risulta impossibile. Anche per questo motivo si ritorna ad un incontro che non può essere definito casuale, perché entrambi si aiuteranno, lei aiuterà lui a perdonare la madre e ad andare avanti chiudendo i conti in sospeso con il passato, mentre lui aiuterà lei a non aver paura di perdere il ricordo della giovinezza e non essere più costretta a dover dare un colore a tutte le cose per poterle vedere davvero.

Conoscendo meglio il personaggio di Emma però si riesce a comprendere che neanche lei sia forte come vuole far credere e che ha delle fragilità che le stanno rompendo la sua tenace maschera e che la costringono a togliersela. Scopriamo così anche il suo lato più insicuro e triste, quello che ha incontrato il suicidio, la voglia di farla finita per porre fine alle sue sofferenze. Soprattutto poiché l’adolescenza è il periodo delle insicurezze, quello che viene prima di costruire ciò che diventeremo, quello che ci pone sotto il giudizio di tutti quelli che vorremmo seguire, che ci manda in crisi e che ci pone dinanzi a dei bivi. Infatti sorge spontaneo chiedersi: “Ma Emma voleva essere salvata?”, ma chiunque in realtà spera di essere salvato, tutti cercano la forza in qualcuno e dunque, nonostante le sofferenze che si incontrano spesso possano sembrare insormontabili, si può sempre andare avanti con coraggio, perché vale la pena di amare, di vivere, e non solo di sopravvivere. E bisogna anche avere il coraggio di andare avanti con qualcuno, perché la solitudine non appartiene a nessuno.

La più grande forza di questo film non è che si affrontano le difficoltà di chi ha delle disabilità ma è che non c’è un messaggio scontato che scaturisce la pietà del pubblico: la cecità di Emma non solo passa in secondo piano ma non rappresenta più neanche un ostacolo, bensì è quella forza che la pone uno, due o tre passi dinanzi a chi crede di vedere con gli occhi della verità. Viene dunque raccontata una storia d’amore che va al di là delle disabilità ma che punta a far capire l’importanza di andare oltre e di non fermarsi alle apparenze, l’importanza di amare qualcuno non solo per sentirsi realizzato e appagato, ma anche per sentirsi amato e compreso.

Questa storia d’amore potrebbe essere paragonata a quella tra Eugenio Montale e la moglie Drusilla Tanzi, la quale tenendo la mano al marito, nonostante la sua difficoltà nel vedere, riusciva a far conoscere la realtà così come era davvero, guidandolo nella giusta direzione.

Non si può sapere se la storia del film possa effettivamente superare gli ostacoli, ma è certo che ognuno abbia aiutato l’altro ad andare avanti.

Uno dei dettagli dall’aspetto più sottile è anche il fatto che sia iniziato al buio e finito al buio, come a voler indicare una sorta di passaggio per una nuova vita, una vera e propria rinascita.

 

Giada Viscido 4RSU

Pubblicato in Cinema e libri, febbraio 2018, Senza categoria | Lascia un commento

INTELLIGENZA ANIMALE: CHI VINCERA’?

Nell’eterna diatriba di chi sia più vicino all’intelligenza dell’uomo tra cane e gatto, s’insinua ora uno studio di neuro scienziati che sulla rivista Frontiers in Neuroanatomy pubblicano i risultati del primo censimento della quantità di neuroni presenti nella corteccia cerebrale di otto specie di carnivori, domestici e selvatici, cani e gatti compresi.
Ebbene, gli studiosi, provenienti da Brasile, Stati Uniti e Danimarca, è assolutamente concorde nell’affermare che è il cane il “cervellone” dei carnivori. La sua corteccia cerebrale conta ben 530 milioni di neuroni corticali: un numero che(distante dai 16 miliardi dell’uomo) è di molto superiore a quello del gatto (250 milioni), dell’orso bruno e del leone.
In particolare, lo studio ha dimostrato che i grandi carnivori hanno cervelli più grossi, ma più poveri di neuroni. Il leone, ad esempio, ne conta meno di un golden retriever, mentre l’orso bruno ne ha quanti il gatto, sebbene il suo cervello sia 10 volte più grande. Infine emerge a sorpresa il procione che, per quanto piccolo, ha un numero di neuroni paragonabile a quello dei primati. In ultima analisi, le dimensioni del cervello sono simili tra carnivori ed erbivori, dimostrando come la pressione evolutiva abbia avuto un peso di pari valore in entrambi i casi.
Immaginiamo che i fan dei mici sul web non saranno demoralizzati da questa notizia, ma almeno non scambieranno più il carattere ombroso del gatto per intelligenza sopraffine rispetto al cane.

Simona Sanfilippo 4RSU

Pubblicato in Curiosità, febbraio 2018, Senza categoria | Lascia un commento

BIBLIOTECA MARIA CRISTINA LONGIARDI

Ami leggere? Hai bisogno di un libro? Cerchi uno spazio tranquillo in cui poter studiare? Approfitta della biblioteca del Liceo Sabin.

La nostra biblioteca nasce nel 2010 nella nuova ala del nostro Liceo. E’ un locale spazioso e luminoso, impreziosito da uno scavo di epoca romana reso visibile attraverso una pavimentazione vetrata che ne fa quasi un sito archeologico.

Qui trova posto, finalmente riunita, tutta la dotazione libraria del Liceo Sabin che, pur non essendo vastissima, è tuttavia piuttosto ricca e aggiornata sia sul versante umanistico-sociale sia su quello scientifico.

Grazie alla presenza di un bibliotecario a tempo pieno, è in funzione il servizio di prestito. Inoltre si forniscono, relativamente ai volumi posseduti, bibliografie su qualsiasi argomento, e gli studenti vengono aiutati nella ricerca di materiale. Questa attività acquista particolare rilevanza nel periodo che precede gli esami di Stato, sotto forma di supporto bibliografico alla preparazione dei percorsi individuali.

Approfitta del nostro servizio, disponibile dal Lunedì al Sabin in orario scolastico.

Giacomo Polastri 5NES

Pubblicato in Cronaca interna, gennaio 2018, Senza categoria, Spazio studenti | Lascia un commento

PROGETTO DINEHOME

Vuoi migliorare la tua seconda lingua? Vuoi cogliere l’opportunità di conoscere studenti da tutto il mondo? Partecipa al progetto DineHome!

DineHome è un progetto partito nel settembre 2017, è un sevizio che permette agli studenti di Bologna e alle loro famiglie di invitare a cena una volta a settimana un ragazzo Erasmus. Il servizio è rivolto agli studenti che desiderano migliorare la loro seconda lingua attraverso la conversazione con dei ragazzi madrelingua.

Famiglie e ragazzi stanno partecipando con entusiasmo. Leggi le loro storie sul blog presente nel sito di DineHome.

Giacomo Polastri 5NES

Per info: http://www.dinehome.it

Pubblicato in Curiosità, Eventi, gennaio 2018, Senza categoria | Lascia un commento